Ci sono anche dei rischi minori?

Sì e, per lo più, anche se non solo, sono legati alla terapia cortisonica. E' quindi possibile che i nuovi farmaci, che permettono una certa riduzione delle dosi di cortisone, ridurranno questi rischi. In ogni caso ciò non è stato ancora provato.

Innanzitutto il cortisone dà fame, sproporzionata alle reali esigenze dell'organismo. Se il Paziente non riuscirà a dominare la propria fame con la volontà, rischierà di andare incontro ad incrementi ponderali anche notevoli, con ripercussioni sull'aspetto fisico, sull'assetto lipidico (rischio di arteriosclerosi) e -forse- incrementerà il rischio di diabete. Infatti il cortisone -nel 10% dei casi- causa una forma particolare di diabete che può richiedere una terapia con insulina. Generalmente si tratta di una forma transitoria di diabete che scompare riducendo le dosi di cortisone.
Il cortisone provoca poi osteoporosi, per la quale la migliore terapia è un'attività fisica intensa, che è altamente consigliabile dopo il trapianto. Sono esposte al rischio di osteoporosi soprattutto le donne in menopausa (potrà essere utile in questo caso una terapia con estroprogestinici). Raramente il danno del cortisone all'osso è tale da provocare la cosiddetta osteonecrosi della testa del femore (cioè dell'anca), situazione spesso dolorosa, ma che può essere curata con un intervento chirurgico.
I danni del cortisone all'occhio comprendono la cataratta, malattia del cristallino che insorge con elevata frequenza, ma della quale spesso il Paziente neppure si accorge. Comunque, se la cataratta dovesse dare fastidi (annebbiamento della vista, luci alonate specie durante la guida di notte) si può operare con un intervento semplicissimo. Più raramente (nel 10% dei casi circa) il cortisone dà un aumento della pressione oculare (glaucoma) trattabile semplicemente con delle gocce nella maggior parte dei casi ma che, se non riconosciuto, in teoria può portare alla perdita dell'occhio. Per questo motivo consigliamo che i trapiantati di rene si sottopongano annualmente a visita oculistica che espressamente ricerchi la presenza di cataratta o ipertono oculare.
Alcune delle complicanze successive al trapianto nell'esperienza di Treviso sono illustrate nelle figure sottostanti (fare click sulla figura per accedere alla spiegazione).

 
 
Infine altre medicine possono dare soprattutto alterazioni di ordine estetico: la ciclosporina tende a fare crescere i peli e talora gonfia anche le gengive, l'azatioprina od il nuovo farmaco FK-506 (TACROLIMUS) potrebbero far perdere i capelli. Infine l'ipertensione arteriosa è frequentissima dopo il trapianto (interessa più o meno l'80% dei trapiantati).
Naturalmente, qualora comparisse uno degli effetti collaterali, si provvederà immediatamente a ridurre od anche sospendere il farmaco incriminato, magari sostituendolo con un altro e ciò generalmente ha un effetto favorevole sul sintomo e spesso lo fa scomparire completamente.
 
 
 
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