Quali sono i rischi chirurgici?

Innanzitutto, come per qualsiasi intervento chirurgico, ci sono dei rischi collegati all'anestesia. In linea di massima comunque questi rischi sono assai bassi, specialmente nei soggetti che, a parte la necessità di ricorrere alla dialisi, sono in buone condizioni cliniche.

Più frequentemente, per quanto sempre assai raramente, dopo l'intervento si possono verificare alcune complicanze che riassumeremo brevemente:

infezioni della ferita chirurgica, rarissime nella nostra esperienza (avvengono in molto meno di 1 caso ogni 20) e quasi sempre trattabili con terapie antibiotiche e locali, senza necessità di reinterventi.

Talora, specie nei nei Pazienti obesi o in quelli debilitati da prolungate terapie che indeboliscono i muscoli (per esempio intense terapie cortisoniche, diete ipoproteiche assai spinte ecc.) la zona della parete addominale interessata dalla ferita chirurgica e quindi indebolita può "cedere" creandosi così una specie di ernia (chiamata propriamente laparocele) che può richiedere un nuovo intervento chirurgico per essere riparata. Generalmente ciò accade dopo alcune settimane dal trapianto e, per prevenire questa eventualità, noi raccomandiamo ai Pazienti a rischio l'uso di panciere. Comunque, in assenza di fattori di rischio (debolezza dei muscoli della parete addominale) si tratta di un'eventualità rarissima.

Si possono naturalmente avere delle emorragie. In questi casi il sangue si raccoglie quasi sempre all'interno dell'organismo in ematomi. L'entità dell'emorragia può essere tale da richiedere trasfusioni di sangue e spesso gli ematomi vanno svuotati con nuovi interventi chirurgici. Nella nostra esperienza ematomi tali da richiedere trasfusioni e/o reinterventi si verificano in meno di 1 caso ogni 10.

I vasi sanguigni che portano il sangue al rene (cioè la vena e l'arteria renale) si possono bloccare impedendo quindi al rene trapiantato di ricevere sangue. Si tratta di evenienze rarissime, ma che quasi sempre portano a perdita del rene e quindi richiedono un intervento di rimozione del rene trapiantato (espianto).

Si possono poi avere spandimenti di urina (urinomi). Anche questi avvengono in meno di 1 caso su 10 e si gestiscono in modo diverso a seconda della causa: talora necessitano di un nuovo intervento chirurgico, talora si risolvono semplicemente lasciando in sede un catetere vescicale per molti giorni.

A volte il flusso dell'urina lungo l'uretere (il "tubicino" che porta l'urina dal rene in vescica) può essere ostacolato, con la conseguenza che l'urina si accumula a monte dell'ostacolo impedendo un buon funzionamento del trapianto: quasi sempre si tratta di una complicazione facilmente trattabile, ma, a seconda delle cause, le modalità di trattamento sono assai variabili andando dalla semplice puntura attraverso la pelle di eventuali raccolte che ostruiscono l'uretere (per esempio ematomi o linfoceli -vedere poi) alla necessità di reinterventi talora complessi.

E' praticamente inevitabile che in seguito all'intervento vengano lesionati dei vasellini che trasportano la linfa, con la conseguenza di uno spandimento della linfa stessa. Quasi sempre questo spandimento è modesto e passa inosservato, ma talora la linfa si può accumulare formando raccolte (linfoceli) diagnosticabili facilmente con un'ecografia. Se queste raccolte non danno fastidio, si lasciano indisturbate dove si trovano e spesso si risolvono spontaneamente nei mesi successivi. A volte, però, possono provocare fenomeni compressivi sulle strutture vicine, come le vene o l'uretere. In questi casi spesso si possono trattare semplicemente aspirandole attraverso la pelle con una siringa, ma, se si riformano, vanno trattate con terapie un po' più complicate come l'iniezione di sostanze sclerosanti o il drenaggio esterno o un reintervento.

Infine è rarissimo, ma possibile, che il rene trapiantato si rompa. Si tratta di una complicanza quasi sempre secondaria ad un grave rigetto e che spesso, ma non sempre, comporta la perdita del rene trapiantato. Sottolineiamo come, anche considerate globalmente, tutte queste complicanze interessino un numero assai limitato di trapiantati e quasi sempre siano affrontabili con terapie semplici, spesso senza neppure dovere ricorrere a nuovi interventi.
 
 
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